Correva l'anno 1968
ed il sottoscritto comprava il primo telescopio, gia ben contagiato dal morbo
dell'astronomia fin dalle medie quando vidi all'editore Laterza Bari il mio
primo libro sul cielo intitolato: "La Luna".
Avevo preso questa decisione
dopo averne autocostruito uno, con discreto ingrandimento, da un vecchio binocolo da teatro,
di famiglia.
Trovai in giro, su riviste dell'epoca (mi
interessavo di elettronica) della pubblicità che era stata
pensata dalla ditta Alinari di Torino.
L'altro giorno ho ripescato il piccolo catalogo che mi fu
inviato con lo strumento ed i miei occhi si sono "illuminati" (in barba ai
consumi energetici).
Seduto dinanzi al monitor ho cercato in rete
notizie e materiale in merito, ma... non ho pescato quasi nulla.
Attualmente in Internet non vi sono
riferimenti a quella gloriosa produzione.
Per tal motivo abbiamo deciso di inserire,
da subito in questa pagina,
alcuni dati che, di certo, saranno graditi a tutti voi che ci leggete.
Queste note aiutano a conoscere qualcosa in più sui
telescopi amatoriali del passato e su questa peculiare produzione nazionale che era caratterizzata da una certa
qualità, a differenza di altri piccoli strumenti, giocattolo o solo da
autocostruire su suggerimento di qualche rivista con lenti da occhiale e tubo di cartone.
Ecco una foto
(Fig.1)
che sintetizza la produzione Alinari, ricavata ad una rivista degli anni 60.

Fig.1
Clicca sull'immagine per ingrandirla
La produzione della ditta torinese
verteva costruzione e vendita di
Telescopi solo del tipo "rifrattore", per visione terrestre e astronomica.
Il
Rifrattore,
o telescopio con l'obiettivo a lente, ha una configurazione simile a quella di un
binocolo con la lente raccoglitrice posizionata in direzione dell'oggetto da osservare e
un dispositivo di messa a fuoco che contiene anche un barilotto dove si
posizionano
gli
oculari
(eyepiece) (Fig.2)

Fig.2
Mi risulta, attualmente, che la pubblicità dei telescopi
Alinari sia stata la
prima, ed unica, a livello nazionale per diversi anni.
Come già detto conservo con me quel prezioso Catalogo che mi fu
inviato insieme al telescopio, quale cimelio. Ecco una prima foto
effettuata oggi sabato 3 giugno (Fig.3).

Fig.3
Clicca sull'immagine per ingrandirla
Ed ecco, a pagina 4, la foto del mio primo telescopio
(non casereccio) quindi commerciale con il quale spaziai, in quegli anni, i meandri della volta celeste.
Interessante reputai la soluzione dello scatolo
portaoculari (in gomma nera) con specchietto ribaltabile che permetteva di
ottenere velocemente due ingrandimenti differenti
ed una visione rovesciata (astronomica) o terrestre
(Fig.4).
Questo sistema è usato oggi nella produzione
Vixen o Nei Meade ETX.

Fig.4
Clicca sull'immagine per ingrandirla
Come potete notare, in questo modello base
denominato "Panoramic R", il fuocheggiatore non ha cremagliera ed
il treppiedi è molto rudimentale.
La ditta offre due possibilità.
La prima con obiettivo a lente semplice diaframmata, se non
ricordo male, a 20mm.(costo 7000 lire).
L'altra versione con obiettivo non diaframmato da 50mm.
acromatico (costo 12.000 lire).
Nei prossimi giorni inserirò anche altri modelli da quel piccolo
catalogo, tra cui il telescopio "Urano" con obiettivo acromatico da "ben"
120mm. testa equatoriale con contrappeso e cercatore guida.
Riccardo Giuliani
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Altre notizie a breve.
Intanto se anche voi avete avuto l'antica
esperienza "Alinari" scriveteci:
a_d_i_a_@libero.it
Aggiungeremo, in questa pagina, la vostra
esperienza. Inviateci anche delle foto, se le avete, del vostro strumento
Alinari. E' una pagina di storia dell'astronomia da non dimenticare.
Ecco un primo aggiornamento da una graditissima
e-mail ricevuta
dal Sig. Luciano Fraschetti, il 23
novembre 2006
Sono Luciano Fraschetti,
anch'io negli anni 60 sono stato possessore di telescopi Alinari...
appassionato di
astronomia da sempre, negli anni suddetti avevo acquistato un piccolo
obiettivo delle Officine Galileo venduto dalla Salmoiraghi a Roma.
Si
trattava di un doppietto da montare a strato d'aria di 45 mm e 1360 di
focale.
Costruii uno strumento lunghissimo usando come oculari le lenti
del cannocchiale Max, rendendomi però conto dell'inadeguadezza
dell'oculare ...Su una rivista vidi la pubblicità Alinari che mostrava
strumenti acromatici di diametro ben maggiore e appena possibile mi feci
spedire l'obiettivo da 75 mm e un metro di focale del "satelliter",
alcuni oculari e delle barlow, pensando che autocostruendo lo strumento
avrei risparmiato.
Devo dire che notai la qualità ottica in sfavore
dell'Alinari, ma convinto che il maggiore diametro facesse la differenza
usai soppratutto quest'ottica per osservazioni e fotografia.
A questo
proposito voglio cercare un quaderno su cui collezionavo le foto della
luna, di giove, di venere e qualcosa anche di saturno, nonchè della zona
di M42, di Mizar ed altro tutte riprese dalla finestra di casa con lo
strumento incastrato alla meglio.
Non avevo il treppiede e quindi le
pose dovevano avere una durata compatibile con questa situazione...Avevo
poi pensato di riprendere la luna usando anche gli oculari, non sapendo
che questa fosse una tecnica di ripresa già esistente,(negli anni 60 non
esistevano tutte le pubblicazioni astronomiche di oggi...
Passarono gli
anni e nel 70 decisi di farmi spedire lo strumento Alinari che sempre
avevo desiderato: il "neptun" di 120 mm e 2 metri di fuoco; lo strumento
non era disponibile e dovetti accontentarmi dello "Jupiter", di uguale
apertura ma di un metro di fuoco che nel frattempo era stato denominato
"galassia 1000".
Fui deluso dall'ottica di questo strumento,(era
costituito da 2 lenti appoggiate tenute da nastro adesivo) tanto da
essere spinto a scrivere all'Alinari" chiedendo di sostituirmi
l'obiettivo sostenendo tra l'altro un confronto negativo con il precedente 75 mm.
Ebbi anche un colloquio telefonico con l'ing. Carlo
Alinari che mi sostituì la parte positiva "con una più adatta"
informandomi comunque che più di quello non si poteva fare.
L'obiettivo
andava meglio, ma manteneva comunque diversi difetti sopratutto riguardo
all'aberrazione sferica e alla non unicità di fuoco, mentre non si
mostrava particolarmente affetto da aberrazione cromatica nonostante il
rapporto,almeno per l'epoca,piuttosto spinto.
C'e da dire comunque che
presentava una lieve diaframmatura. Ho ancora quelle lenti ed essendosi
scheggiate nella parte interna, ho deciso di tentare di rilavorarle (ora
sono affascinato dalla costruzione di ottiche tramite i classici
metodi di lavorazione, cioè carborundum, cerio, pece....
Ho cercato
comunque e cerco nell'usato qualche pezzo Alinari, sopratutto obiettivi
da 120 mm, nonostante i loro difetti, ho una qualche nostalgia di quei
difetti....
Luciano
Un secondo, graditissimo aggiornamento da una
e-mail ricevuta
dal Sig. Luciano Fraschetti, ricevuta il 22
agosto 2007
Sono Luciano Fraschetti, è la seconda
volta che scrivo, sempre a proposito dei telescopi Alinari; la volta scorsa
avevo raccontato un pezzo di mia storia accompagnato da questi strumenti,
ora allego alcune foto che contengono oculari, barlow, vetrino smerigliato
per fuocheggiare, l'obiettivo del "Satelliter" da 75mm e l'obiettivo del
"galassia 1000" (già Jiupiter), che sto rilavorando.
Gli oggetti più piccoli sono gli oculari,
costituiti da 2 lenti biconvesse (F14mm), da una lente piano convessa e da
una biconvessa (20mm) e da....una sola lente biconvessa (la sola lente di
campo per capirci) collocantesi quindi a una maggiore distanza dall'occhio
(28mm).

Le lenti di barlow erano costituite da una
piccola lente negativa (F2), da 2 piccole lenti negative contigue(F3),da 3
lentine negative contigue (F5 !!) da 4 lentine negative in fila (F7 !!!).Un
cerchietto di carta rotondo recava scritto a penna il valore ottico della
barlow, come sto indicando in una foto. Tenendo presente che non si aveva a
che fare con obiettivi di grande precisione, tenendo presente che sia gli
oculari che le barlow erano costituiti da lenti semplici e che F5
significava quintuplicare ed F7 settuplicare, ci si può facilmente
immaginare la visione che tali combinazioni ottiche potessero dare.

Gli obiettivi: il 75mm, come si può vedere
era costituito da 2 lenti incollate(giocando in controluce si può notare al
bordo), e come sostenni la volta scorsa, non era troppo male, meglio senza
dubbio del 120mm; in quest'ottica non era tanto il cromatismo a risultare
fastidioso(come ci si sarebbe potuti aspettare), quanto l'aberrazione
sferica, probabilmente anche zonale,ed il non preciso e unico punto di
fuoco....
A risentirci alla
prossima Luciano Fraschetti
Ancora una graditissima e-mail ricevuta
dal Sig. Luigi Gonfiantini, il 17
settembre 2007
Leggendo un annuncio su un sito, dove si incontrano astrofili per
proporre materiale astronomico, sono rimasto incuriosito dal fatto che ci fosse
ancora qualcuno interessato ai telescopi della ditta Alinari di Torino: senza
dubbio un pezzo importante di storia dell'astronomia amatoriale italiana.
Negli anni '50 e '60 la pubblicità non era invadente come al
giorno d'oggi ed era un miracolo trovare qualcosa d'astronomia, tuttavia riuscii
a trovare quel qualcosa a casa del figlio del dottore del paese.
Erano gli anni dei primi strani fenomeni in cielo e dei primi
contatti con ipotetici omini verdi, alcuni fumetti proponevano storie
fantastiche di viaggi nello spazio e addirittura nel famoso "Topolino" si
iniziava a parlare di stelle e della famosa Via Lattea che, nella mia fantasia,
era assimilata davvero ad un fiume di stelle denso come il latte.
Ero comunque affascinato da tutto quello che riguardava il cielo,
dallle macchine che potevano percorrerlo e dominarlo, ad altre che potevano
percorrere lo spazio più profondo e avvicinare quel fantasmagorico spettacolo di
puntini luminosi che si stagliavano nitidi e scintillanti su una volta celeste
completamente nera.
Sul finire degli anni cinquanta abitavo a Montaione, un
tranquillo paese di collina in prov. di Firenze, ci eravamo trasferiti lì da
qualche anno, per motivi di servizio di mio padre. Sul traballante autobus che
ci portava a scuola, era il primo anno delle medie, feci amicizia con il figlio
del Dr. Cevolani (faccio il cognome anche per sapere se qualche attinenza con
l'astronomo Cevolani) che mi riferì di avere un telescopio.
Non persi occasione e fissai subito per poter andare a casa sua a
dare un'occhiata.
Da una piccola finestrina della soffitta fu possibile inquadrare
Giove e così guardammo per un pò il pianeta e anche se la visione e soprattutto
il tempo dedicato mi lasciarono l'amaro in bocca, dentro di me nacque forte il
desiderio di entrare in possesso di un telescopio simile.
Quella sera a cena la presi veramente alla larga, ma il babbo
capì perfettamente il mio desiderio e il giorno seguente, dopo essersi fatto
dare l'indirizzo della ditta, prese due fogli di carta riso, uno di carta
carbone e li inserì in una splendida macchina da scrivere Olivetti.
Dopo circa una settimana arrivò il catalogo (quello fotografato e
ripreso dalla pubblicità) ed io cominciai a leggere e a rileggere le
caratteristiche degli strumenti, per la verità abbastanza stringate, c'era solo
il problema di quanto spendere.
Allora non esisteva una letteratura che spiegasse le
caratteristiche di un telescopio e le varie aberrazioni, per lo meno non come
oggi, quindi la scelta si faceva così, ....un pò a naso.
Comunque optai per un Satelliter con obiettivo acromatico da 45
mm e lo scelsi perchè costava di più dello stesso con lenti da 75 mm, pertanto
pensai che se l'obiettivo era più piccolo ed il costo maggiore, anche la resa
doveva essere superiore.
Quante serate passate su un terrazzo a guardare, oltre che i
pianeti, solamente anche le stelle, con uno strumento che ad ogni alito di vento
forniva immagini traballanti e precarie, eppure ho trovato allora più
soddisfazione che non oggi con il mio 30 cm: forse l'età?
Lo strumento f/22 forniva buone e nitide immagini dei pianeti e i
due oculari in dotazione permettevano 50x e 75x, la barlow che prometteva 250x
era inutilizzabile per il calo di luminosità e la difficoltà di messa a fuoco.
Ebbi anche l'occasione di confrontarlo con uno Steiner da 50 mm
di un amico austriaco che veniva d'estate in vacanza. Le differenze fra i due
strumenti erano abbastanza marcate: lo Steiner era più professionale,
meccanicamente ineccepibile, compatto, elegante e luminoso.
Ogni tanto utilizzo il rifrattore per divertimento e se lo si
mette su un supporto stabile, con dei buoni oculari, le prestazioni non sono
male, con le debite considerazioni per l'apertura.
Nella produzione Alinari, evidentemente ispirata all'economicità,
vi erano anche prodotti otticamente accettabili, certamente non le montature.
Devo peraltro smentire l'affermazione che Alinari producesse solo
rifrattori, perché nel catalogo che io ricevetti era presente almeno un
riflettore del quale ricordo molto bene l'immagine del traliccio (a meno che non
fosse un rifrattore con una montatura particolare), in questo caso ben vengano
altre testimonianze.
Questo strumento si trovava, se non vado errato, nell'ultima
pagina o comunque dopo i rifrattori di grande diametro.
Luigi Gonfiantini
Olmi PT
|
Le e-mail continuano.
Ecco la bella recensione di Luciano
Fraschetti.
il 18 giugno 2008
Sono Luciano Fraschetti,
sgheno46@yahoo.it Stavo rilavorando la componente negativa
(flint) dell'obiettivo Alinari appartenuto al GALASSIA 1000 (già
Jupiter) quando qualcuno ha urtato la lente facendola cadere a terra con
le conseguense che si possono immaginare.....
Ho letto nel forum di uno scrivente che possiede un
vecchio obiettivo Alinari da 120 mm e focale 2000, e mi volevo mettere
in contatto con lui, ma non sono riuscito ad entrare nel forum; il mio
indirizzo risultava non corretto; risulto o no inscritto al forum?
A proposito sempre di Alinari, il Sig. Gonfiantini mi
sembra abbia scritto qualche tempo fa che la ditta in questione
costruiva anche strumenti a specchio. A me questo non risulta....
Per un certo periodo l'Alinari presentava nel suo
catalogo anche una rudimentale montatura equatoriale con annesso motore,
e un piccolo microscopio, questo lo ricordo sicuramente, ma di strumenti
a riflessione non ne ho mai visti.....
Saluto e
ringrazio Luciano Fraschetti |
Mi ha scritto il Sig. Gino Zanella
una ennesima, emozionante, missiva
il 29 novembre 2008
facendo una ricerca nel web mi sono imbattuto nel vostro articolo e ho
pensato di darvi la mia testimonianza. (anche se un pò in ritardo!) Possiedo
ancora un telescopio Alinari, esattamente il Jupiter, obbiettivo da 120mm e
1000mm di focale, un rapporto focale f.8,3 per quei tempi molto spinto.
L'avevo acquistato con la montatura equatoriale, una piastra da tavolo forse
di ghisa, molto pesante, con un motore elettrico a 220v. per un movimento
sincrono trasmesso da una catenella, l'avevo pagato 56.000 lire, lo
stipendio di un mese, sembra molto, ma i prezzi dei telescopi "veri" a quei
tempi erano almeno dieci volte superiori,(il prezzo di una Fiat 500)
assolutamente irragiunibili dalla maggior parte degli appassionati di
astronomia.
L'inseguimento era un'avventura, il tutto non riusciva a funzionare per più
di 30 sec. senza saltare!
Certo
che confrontato con gli attuali strumenti quel telescopio fa sorridere,
eppure le emozioni che che ho provato osservando con quello strumento
restano indimenticabili, neppure osservando in un moderno catadiottrico da
35cm ho avuto senzazioni simili!
Con
quegli oculari di gomma e quelle pseudo barlow (sempre di gomma) ho ammirato
le meraviglie del cielo restando affascinato dalla varietà degli oggetti
visibili, da M42 a M13, dalla Luna agli anelli di Saturno alle fascie di
Giove e poi le stelle doppie ecc.
Nel
corso degli anni ho apportato diverse modifiche, e di quello strumento è
rimasto solo l'obbiettivo, il paraluce e il tubo in pvc.
Ho
eliminato il focheggiatore in pvc e la scatola portaoculari in gomma
mettendo al loro posto un focheggiatore per oculari da 24,5 mm (molto usati
ad inizio anni 80').
Ho
potuto così usare oculari di ottime marche con buoni risultati, il doppietto
acromatico Alinari da 120mm non era poi così male...
Vi
allego qualche foto dello strumento attuale, come potete vedere ho anche
cambiato il cercatore montando un semplice 5x30, poi ho inserito all'interno
dei diaframmi di cartone per "ripulire" il fascio ottico (molto rustici ma
efficaci).
Ho
usato questo strumento come telescopio guida in parallelo al mio Vixen
SP per foto astronomiche fino a due anni fa, per poi sostituirlo con un più
piccolo rifrattore da 60mm.
Gino Zanella
- A breve inserisco le 3 foto che i Sig.
Zanella mi ha, cortesemente, inviato.
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